Be—longing. Simposio artistico Italia — Egitto

Be—longing è un simposio tra artisti egiziani e italiani, e relativi istituti e sistemi culturali. È pensato come punto di avvio di un dialogo internazionale che ponga l’arte come terreno di dialogo su temi di valenza universale, oltre le barriere nazionali, linguistiche, culturali, politiche, religiose. Si svolgerà bilateralmente convocando gli attori coinvolti in Basilicata, nei luoghi di “ABCD Alto Bradano contemporary district”, e successivamente al Cairo, con mostre, seminari aperti alle popolazioni, workshop e ogni azione che possa conseguire lo scopo di interloquire attraverso il fare artistico, e avrà luogo nell’autunno 2022. Il tavolo di riflessione si muoverà intorno alle forme e i sensi dell’abitare i territori e al contributo che l’azione degli artisti può portare alla radicalità o alla questionabilità del concepirsi in un luogo, in un frangente di enormi cambiamenti internazionali per i paradigmi antropologici di ciò che vuol dire identità, autenticità, appartenenza.

Il Cairo è l’agglomerato urbano più popoloso del mondo arabo e più vasto del continente africano. Con oltre 20 milioni di abitanti (un terzo della popolazione dell’intera Italia), insiste su un territorio abitato continuativamente da millenni. La sua forma ha subito continue mutazioni nel corso della storia, dettate da una parte da un’architettura spontanea e informale, e dall’altra da interventi urbanistici pianificati su grande scala, con la fondazione di diversi satelliti coma la città del “6 ottobre” e la “Città del decimo Ramadan”. Negli ultimi decenni Il Cairo, più che cercare nuovi spazi di ampliamento, sta radicalmente ridefinendo i propri orizzonti a venire, con la fondazione della città del Nuovo Cairo, un moderno centro amministrativo che mira ad accogliere 5 milioni di abitanti e che ricorda per certi versi lo slancio modernista di Brasilia (1960) o di Chandigarh (1953).

Si tratta di interventi che propongono una profonda discontinuità con due elementi di radicamento antropologico, che sono tipici del Cairo come di molte delle città storiche che abitiamo con maggiore soddisfazione in Europa e sul Mediterraneo: una fondazione le cui ragioni scompaiono nella leggenda, e un vasto spazio lasciato allo spontaneismo, all’indeterminazione e alla stratificazione dei linguaggi, che smarca la forma dell’abitare da una rigida pianificazione. Sono queste le ragioni per cui città come il centro del Cairo, così come i centri di Matera, Siena, Palermo o Roma, ci appaiono così dense di esperienze umane e così piacevolmente imprevedibili.

Il tema del disegno della città nella modernità è stato fondamentale nell’Europa del dopoguerra, dalla ricostruzione post-bellica alla gestione dell’inurbamento legato all’industrializzazione, per ciò che comporta sul piano non solo architettonico, ma anche e soprattutto antropologico e sociale: si pensi per esempio all’urgenza di azioni come il “rammendo delle periferie” di Renzo Piano, che prova a rimediare alle gravi controindicazioni di una pianificazione rigida e sovradeterminata.

In questo dibattito internazionale il territorio di Matera e dell’Alto Bradano hanno svolto un ruolo di primo piano con due eventi di capitale importanza per la cultura occidentale e del Mediterraneo: da una parte lo sfollamento dei Sassi di Matera nel 1952, con il conseguente enorme dibattito internazionale sulla forma dell’abitare che coinvolse personaggi come Adriano Olivetti, Ludovico Quaroni, Luigi Piccinato o Carlo Aymonino nello sviluppo dei nuovi insediamenti satellite (proverbiale è il Borgo La Martella) e dall’altra la Riforma Agraria (1950) che pianificò la frammentazione del latifondo e l’insediamento sul territorio lucano di piccoli borghi di fondazione e di poderi unifamiliari in larghissima parte mai abitati o abbandonati dopo pochissimi anni.

Centrale in questa parabola fu il contributo dell’artista Pietro Consagra, che proprio a Matera promulgò la “Carta di Matera” in cui, a cavallo tra anni ’70 e ’80, in una fase cruciale dell’urbanizzazione del territorio italiano e dopo le tante esperienze di ricostruzione citate, chiedeva che le istituzioni prevedessero la presenza degli artisti nel governo delle forme dell’abitare, per scongiurare quei processi tecnicistici che in tante occasioni avevano condotto all’edificazione di meri contenitori per la vita, sforniti di qualsiasi qualità culturale e generatori di un disagio abitativo che corrodeva alle fondamenta le ragioni del paesaggio italiano.

Appare quindi di estremo interesse, in questo frangente, provare a “costruire le fondamenta” di un dialogo tra le due sponde del Mediterraneo, tra artisti italiani ed egiziani, sul ruolo che l’arte può svolgere oggi per preservare la densità e la varietà delle forme che la vita può assumere nell’abitare, in due luoghi simbolici e pregnanti per la questione.

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Be—longing Simposio artistico Italia — Egitto
Be - longing. Prologo per una mostra al Cairo

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