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Il 2021 è l’anno della presidenza italiana del G20, il foro che riunisce le principali economie del pianeta intorno a un tema di lavoro di stringente urgenza per cui sia fondamentale un intervento integrato e collaborante tra le nazioni del mondo. Ma è anche il primo anno che segna il “dopo” 2020, l’anno zero del Covid-19, l’avvenimento globale che ha polverizzato il senso, l’opportunità e l’efficacia della competizione tra stati, classi sociali, culture, gettandoci in una vicenda dalla quale è impossibile uscire se si pretende di farlo ai danni dell’altro. Il tema del G20 2021, non a caso, è “People, planet, prosperity”: una formula che esprime come i destini dei popoli possano essere interlacciati non solo nella fulminea propagazione di un virus, ma anche nello sviluppo di soluzioni di sostenibilità ambientale, lotta alla povertà, equità sociale e diritti universali.

Il 29 giugno 2021 si svolge a Matera l’incontro tra i ministri degli esteri dei paesi che compongono il G20. Per tale importante occasione la città di Matera ha immaginato di dotarsi di una vera occasione di “rammendo sociale” che consiste tanto nell’opportunità di richiamare la cittadinanza intorno alla fruizione di uno spazio pubblico di eccezionale prestigio, quanto di porre le basi per il racconto di questo territorio in una prospettiva mondiale favorevole alla relazionalità, quanto, ancora, di ritagliarsi un momento per ripercorrere ed elaborare i tanti temi che il trauma collettivo ha rimosso dalla sfera della coscienza sociale. “Strangers and strangeness”, realizzata da Porta Cœli Foundation e curata da Donato Faruolo, è una doppia mostra di reportage di fotografia in Basilicata interconnessa con una doppia installazione architettonica sulle forme delle liturgie sociali in epoca di distanziamento tra i corpi. Entrambe le vicende raccontano di modalità di superamento del senso di estraneità: la fotografia di reportage come strumento utilizzato dallo sguardo fotografico per penetrare nelle maglie di una società che gli è estranea e riportare a beneficio collettivo la singolarità di una densa esperienza relazionale; l’architettura e il design delle relazioni nello spazio pubblico come strumenti per portare a un grado di consapevolezza superiore la nostra presenza nei luoghi della condivisione civile attraverso la criticizzazione intelligente e pregnante dei segni del divieto e del distanziamento.

Per la fotografia proponiamo in mostra due progetti fotografici che tra affinità e vertiginose divergenze racconteranno di come è cambiata la società lucana dal dopoguerra a oggi e di come con essa siano cambiati gli strumenti linguistici adoperati per un racconto di tale ambizione. Il Centro di documentazione Rocco Scotellaro del Comune di Tricarico contribuisce all’iniziativa con il fondo del più grande fotografo del Novecento, Henri Cartier-Bresson: vero monumento della storia lucana recente, sviluppato in due fasi negli anni ’50 e negli anni ’70, il reportage attraversa gli eventi epocali che hanno plasmato la Basilicata in quegli anni, tra Riforma agraria, campagne vaccinali, sfollamento dei Sassi di Matera e infrastrutturazione e industrializzazione del territorio: ventisei fotografie sul tramonto di quell’atavica civiltà contadina la cui capitale Carlo Levi aveva posto a Matera. Una fotografia alimentata da uno sguardo laico e lieve sulla scorta etnografica, quando la Basilicata era la terra dell’incognita da scandagliare. Al lato opposto di questa parabola, dopo la Capitale europea della cultura 2019 a Matera che ha offerto una volta per tutte un’immagine della regione per gli immaginari globali, si pone “Tarsus”, il lavoro che il fotografo Eli Dijkers ha prodotto in una residenza artistica in Basilicata nel 2018 con Porta Cœli Foundation. Il suo racconto, in cento immagini, attraversa i generi fotografici e dismette qualsiasi tentazione antropologica. Non declama più al mondo, non illustra più perché tutti vedano e sappiano, ma racconta sottilmente le contraddizioni e le incertezze di qualcosa che, con un termine abusato, potremmo chiamare “resilienza”, ma che non prescinde dal tono vero e malinconico del “malgrado”, secondo una riconfigurazione tutta contemporanea del tema delle vite periferiche. Entrambi i progetti pongono al centro l’esperienza del fotografare come fondamentale momento di lettura delle possibilità di una relazione con un contesto sociale “strano/estraneo” offrendoci momenti edificanti di riflessione su ciò che siamo e su come ci rappresentiamo a partire dall’accettazione della fecondità del momento del disturbante.

Per l’architettura e il design delle relazioni nello spazio urbano abbiamo chiamato a convegno nello spazio espositivo perché diventassero occasione di riflessione due esperienze di capitale interesse nell’ambito della sperimentazione sul tema del divieto e dell’interdizione dello spazio pubblico in epoca pandemica. Gli studi Volumezero architecture and landscape (Potenza) e Osa Architettura e Paesaggio (Roma) da una parte e Caret Studio (Firenze) dall’altra presenteranno due riedizioni aggiornate e approfondite, appositamente studiate per Matera, di due importanti riflessioni compiute nel 2020 in piena pandemia. Volumezero e Osa presentano “Love is in the air”: a partire da “Meno”, pensato per la fruizione fluida e critica di uno spazio industriale riconvertito temporaneamente alle funzioni delle arti performative per Città delle 100 scale festival, sviluppano un progetto che pone al centro un’immagine altamente simbolica dell’aria, un fluido che, dopo essere stato visto come veicolo di propagazione del virus, sarà interpretato nella sua virtù di veicolo di vita, trasportatore di spore vegetali. Dall’altra il progetto “StoDistante” di Caret Studio (Firenze) commissionato dal Comune di Vicchio, in Mugello: un episodio ormai paradigmatico e internazionalmente riconosciuto in cui le forme del divieto divengono anche forme della possibilità, attraverso un’elaborazione formale che consente di esplorare le incognite che si nascondono nella familiarità dello spazio pubblico. In questo frangente Caret Studio ne ripropone una versione che ragiona sul mutamento delle liturgie sociali, applicato alle liturgie del G20. Entrambe le esperienze ragionano sulla suggestione che le griglie che oggi utilizziamo per distanziarci nello spazio che conosciamo siano in qualche misura paradossalmente affini alle griglie che il geografo Gerardo Mercatore sviluppava nel Rinascimento (dopo la terribile peste del Trecento) per avvicinare i popoli nello spazio incognito del globo, in una relazione funzionale tra “people, planet e prosperity”.

aperta al pubblico dal 30 giugno 2021
visitabile tutti i giorni / chiusa il mercoledì
ore 10:00 — 13:00 / 15:00 — 19:00

PORTA COELI

non è solo un luogo: è prima di tutto un’idea avanguardista che, come spesso accade nell'ambito culturale ed artistico, si genera e si alimenta nella provincia, lontana dalle grandi capitali italiane. 

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